16 dicembre: chi scrisse eternità in note

In casa sin da quando mie sorella ed io eravamo piccole, i cd dei grandi autori di musica classica facevano spesso il giro dei lettori di casa, e alternativamente suscitavano in me dall’emozione improvvisa alla noia più lugubre e depressiva, questo per la capacità estrema della musica di arrivare direttamente all’anima influenzandone gli umori e sentimenti. Arrivò un giorno però in cui per la prima volta, una melodia fu capace di stordirmi…e di commuovermi. Non sapevo cosa mi stesse capitando, ma ricorderò sempre che alla numero 5 di quel cd io mi fermai e attonita non riuscivo a staccare l’orecchio da quelle note fissando lo stereo e bagnando di due lacrime il faccino da quindicenne (in preda tra l’altro al primo amore cocente, e questo non nascondo che ebbe il suo violento influsso sulla mia sensibilità del momento). Era l’adagio della patetica di Beethoven. E fu la colonna sonora del mio primo innamoramento.

Lo so che vi starete domandando se stamattina io non abbia bevuto miele al posto del caffè….ma ricordatevi che sono dei Pesci, e il romanticismo diabetico ogni tanto prende il possesso della mia mente!!! 🙂

Vorrei tanto leggere qualcuna delle famose “conversazioni sui quaderni” , che egli scambiava con i suoi amici data la sordità che sin da giovane non gli permise di poter sentire pressoché nulla. Vorrei tantissimo che si potesse riguardare il suo viso, ogni minuscolo secondo delle espressioni che gli si dipinsero in volto quando all’esecuzione della Nona Sinfonia, data della sua ultima apparizione, il maestro di fianco a lui lo invitò a voltarsi verso la platea per poter “vedere” lo scroscio di applausi fragorosi di quel pubblico incantato che egli non poteva sentire.

La musica gli vibrava nell’anima, attraverso il vibrare dei suoi stessi organi interni, ed è quella la via quasi forzata e violenta con cui essa è in grado di arrivare direttamente all’anima di chi la ascolti…E sì, si è davvero quasi in grado “vederla”. Eternamente.

 

LUDWIG VAN BEETHOVEN NACQUE A BONN IL 16 DICEMBRE 1770, SOTTO L’ESTROSO SEGNO DEL SAGITTARIO

 

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