La bellezza dello Scorpione: punti di forza del segno d'acqua più temuto

La bellezza dello Scorpione: punti di forza del segno d’acqua più temuto

Novembre, mese di mutamenti silenziosi, di foglie immerse nelle pozzanghere, di fango, di silenzio ma anche mese di luce calda in casa, di voglia di calore, di attesa.

Fino al 22 circa vige l’Archetipo dello Scorpione, segno così studiato, così temuto, così amato e così magico. Segno forte, deciso, misterioso, a tratti violento e molto spesso indecifrabile.

Spesso accade che le cose che non si conoscono si temano, si rifuggano solo perché non comprese e questo succede anche con i segni dello zodiaco. C’è quel primo fidanzato/a che ci ha fatto soffrire e allora via a detestare tutti gli appartenenti al suo segno zodiacale, chiudendoli dentro allo scatolone con l’etichetta “Vade Retro”, oppure quell’amica tanto dolce del Toro che ci offriva sempre una fetta di torta che ci porta inevitabilmente ad amare quel pacioso segno di terra.

Man mano però che ci si addentra in una materia, o semplicemente si cresce ci si ritrova a fare i conti con il fatto di cambiare idea in merito a qualcuno o a qualcosa…

“Caspita quella che credevo una certezza inespugnabile ora sta vacillando!”

Studiando, approfondendo si mettono in discussione molte cose e così è accaduto a me.

Durante questo viaggio che se avrete piacere faremo insieme vorrei provare a portare in Luce la bellezza, le qualità ma soprattutto l’Insegnamento che ogni Segno Zodiacale porta secondo me nella sua essenza.

Come anticipato poco fa siamo nella stagione dello Scorpione, diciamo che stiamo inaugurando questo percorso non proprio con il segno di più semplice lettura, anzi..però non poteva essere altrimenti, non potevamo iniziare da nessun altro se non da lui, emblema di profondità, di determinazione, di coraggio, di stomaco forte e acutissima intelligenza. Promotore di Rinascita.

Nella mia vita ho avuto la fortuna di incontrare una Maestra, dura a volte ma necessaria, che mi ha sempre insegnato che chi ha il coraggio di frugare nella propria spazzatura, di stare nel proprio fango non deve temere Nulla.

Ecco immaginiamoci proprio, vediamolo davvero davanti a noi, di manovrare il nostro sacchetto dell’umido. A chi piacerebbe? A me sinceramente non troppo, mi si rovescia lo stomaco, sento la necessità di lavarmi le mani, non mi piace tutto questo, mi da fastidio è scomodo.

Ma…. Una volta svolto questo compito, che sarà mai pulire il bagno, il pavimento sporco, il frigo, le scale, la soffitta?! Che sarà mai se ho affrontato il peggiore dei peggiori compiti: manovrare la spazzatura, manovrare le cose brutte e sporche. NULLA.

Quando tocchi il fondo, quando stai nel tuo dolore, quando nessuno se non te stesso può accedere e stare in certi angoli bui, in cui fa freddo, è umido, sei a piedi scalzi e il suolo è pieno di pozzanghere, quando davvero non sai che fare, non puoi fuggire, non puoi tornare indietro ma devi stare… è lì, proprio lì nel buio della grotta che l’istinto animalesco di sopravvivenza di cui l’Universo ci ha dotati si accende come una fiamma calda e ci salva.

E allora improvvisamente una forza primitiva, dalla pancia sale, sale, arriva al petto ce lo scalda, poi sale ancora, ecco la gola e poi la bocca e ci fa dire “IO REAGISCO”.

Ci sono cose con le quali si deve per forza fare i conti, volenti o nolenti.

E allora lì stremati, atterriti, morenti ed irriconoscibili perfino ai nostri occhi iniziamo ad accettare di perdere la pelle come un serpente, di mutare. Di abbandonare la terra conosciuta, il dolore vissuto, la paura annusata. E così cambiamo, così ci trasformiamo, così Moriamo e Rinasciamo.

 

Ogni volta che si parla di forza di mutamento, di cambiamento, di rinascita bussa alla mia porta la storia della Perla di Kahlil Gibran.

“C’era una volta una conchiglia…
Se ne stava in fondo al mare cullata dalle onde, sfiorata dal passaggio sinuoso di pesci colorati e cavallucci marini, fino a quando…
una tempesta giunse a lei, sconvolgendole la vita.
La violenza delle onde la capovolse più e più volte facendola girare, rotolare, urtare, trasportandola lontano fino a che, ammaccata e dolorante, si fermò.
Stava cercando di capire dov’era finita quando, improvvisa, una fitta allucinante la trapassò.
Che stava succedendo ancora?
Ah..ecco!
Attraverso le valve, nello stravolgimento di prima, era riuscito ad intrufolarsi un sassolino che, pur piccolo, aveva contorni spigolosi ed appuntiti.
Sulla carne viva faceva proprio male …
La conchiglia provò a muoversi ed a “sputarlo” fuori, ma senza risultato.
Tentò e ritentò anche nei giorni seguenti.
Il dolore non passava. Pianse, e pian piano le sue lacrime ricoprirono il sassolino.
Strano, il dolore iniziava ad attenuarsi. Cercò ancora di eliminarlo, ma ormai faceva parte di lei.
Tra le maglie della rete, assieme ai pesci, un pescatore vide una conchiglia.
La aprì e, meraviglia, si trovò tra le mani ruvide e callose una perla bellissima, rilucente.
La girò e rigirò: perfetta!
Disse un’ostrica a un’altra ostrica sua vicina: «Ho dentro di me un gran dolore.
È qualcosa di pesante e tondo, e io sono allo stremo».
Replicò l’altra ostrica con altezzoso compiacimento: «Sia lode ai cieli e al mare, io non ho nessun dolore in me. Sto bene e sono sana sia dentro che fuori».
In quel momento passava un granchio e udì le due ostriche, e disse a quella che stava bene ed era sana sia dentro che fuori:
«Sì, tu stai bene e sei sana; ma il dolore che la tua vicina porta in sé è una perla di straordinaria bellezza».”

È proprio questo che ho imparato dallo Scorpione, è proprio questo che voglio continuare a fare mio, a farlo diventare la mia forza e certezza.

C’è sempre un nuovo giorno, c’è sempre l’opportunità di Rinascere ma per farlo è necessario affrontare il processo, stare ed elaborare, non temere i propri vuoti, le proprie ombre, i propri mostri. Bensì guardarli in faccia, abbracciarli e poi camminarci insieme verso la Luce.

Così fa lo Scorpione, si rintana nella sua grotta, umida e buia, si chiude fino a che il lutto non sarà elaborato, fino a che il cambiamento non sarà avvenuto. Sta lì, tocca il fondo e non lo teme, lo affronta e lo attraverso…. E per vincere una paura non si può far altro che attraversarla.

Buon Novembre, mese che richiede più silenzio, più introspezione…per poi tornare a brillare!

 

Greta/Mint Jardin

Che Giove Assista chi condivide!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *